sabato 17 maggio 2008

Il vino secondo Zeno


Nel noto romanzo di Italo Svevo, di cui possiamo vedere una foto qui a lato, il protagonista ha modo di parlare del vino e dei suoi effetti. Anche lui ha una storia ebbra da raccontarci

Da mio suocero trovai che la compagnia s'era messa in quel momento a tavola. [...] Poi, quando il signor Francesco giunse al terzo bicchierino di vino bianco brontolò sottovoce: «E' il terzo! Che gli andasse in tanto fiele!» L'augurio non m'avrebbe disturbato se non avessi mangiato e bevuto anch'io a quel tavolo, e non avessi saputo che la medesima metamorfosi sarebbe stata augurata anche al vino che passava per la mia bocca. Perciò mi misi a mangiare e a bere di nascosto. [...] Alberta (la sorella della moglie, n.d.r.), solo per il desiderio di far ridere la gente, avvisò Augusta (moglie di Zeno, n.d.r.) ch'io bevevo troppo [...] Giovanni che fino ad allora non s'era quasi ricordato di me, mi guardò sopra gli occhiali con un'occhiataccia di vero odio. Disse: «Io non ho mai abusato del vino o di cibo. Chi ne abusa non è un vero uomo ma un...» e ripeté più volte l'ultima parola che non significa proprio un complimento.
Per l'effetto del vino, quella parola offensiva accompagnata da una risata generale, mi cacciò nell'animo un desiderio veramente irragionevole di vendetta. Attaccai mio suocero dal suo lato più debole: la sua malattia. Gridai che non era un vero uomo non chi abusava dei cibi ma colui che supinamente s'adattava alle prescrizioni del medico. Io, nel caso suo, sarei stato ben altrimenti indipendente. Alle nozze di mia figlia - se non altro per affetto - non avrei mica permesso che mi si impedisse di mangiare e di bere.
Giovanni osservò con ira:
«Vorrei vederti nei miei panni!»
«E non ti basta di vedermi nei miei? Lascio io forse di fumare?»
Era la prima volta che mi riusciva di vantarmi della mia debolezza, e accesi subito una sigaretta per illustrare le mie parole. Tutti ridevano e raccontavano al signor Franceso come la mia vita fosse piena di ultime sigarette. Ma quella non era l'ultima e mi sentivo forte e combattivo. Però perdetti subito l'appoggio degli altri quando versai del vino a Giovanni nel suo grande bicchiere per l'acqua. Avevano paura che Giovanni bevesse e urlavano per impedirglielo [...] «Proprio vorresti uccidermi?» domando mitemente guardandomi con curiosità. «Hai il vino cattivo, tu!» Egli non aveva fatto un solo gesto per approfittare del vino che gli avevo offerto. Mi sentii veramente avvilito e vinto. Mi sarei quasi gettato ai piedi di mio suocero per chiedergli perdono. Ma anche quello mi parve un suggerimento del vino e lo respinsi. [...] Non tutti gli ubriachi sono preda immediata di ogni suggerimento del vino. Quando ho bevuto troppo, io analizzo i miei conati come quando sono sereno e probabilmente con lo stesso risultato. [...] Volevo che tutti sapessero che quel giorno avevo perduto il mio grande amico. Avrebbero scusato il mio contegno.
Gridai che il Copler era morto, veramente morto e che fino ad allora ne avevo taciuto per non rattristarli. Guarda! Guarda! Ecco che finalmente sentii salirmi le lacrime agli occhi (che dinanzi al morto non c'erano state n.d.r.) e dovetti volgere altrove lo sguardo per celarle.
Tutti risero perché non mi credettero e allora intervenne l'ostinazione ch'è proprio il carattere più evidente del vino. Descrissi il morto. [...] Era venuta l'ora del brindisi. Giovanni aveva ottenuta la concessione dal medico di sorbire a quell'ora un bicchierino di champagne. Gravemente sorvegliò come gli versarono il vino, e rifiutò di portare il bicchiere alle labbra finché non fosse stato colmo. Dopo di aver fatto un augurio serio e disadorno ad Ada e a Guido (gli sposini n.d.r.) lo votò lentamente fino all'ultima goccia. Guardandomi biecamente mi disse che l'ultimo sorso l'aveva votato proprio alla mia salute. [...] Il ricordo del resto della serata è per me un poco confuso. [...] Poi vi fu a quel tavolo chi volle approfittare della mia ebbrezza per ridere e fui costretto di dire un brindisi. [...] Mi parve di aver parlato per ore. Ingoiai vari altri bicchieri di vino uno dopo l'latro:
«Questo per Ada!» Mi rizzai per un momento per vedere se avesse fatte le corna sotto la tovaglia.
«Questo per Guido!» e aggiunsi, dopo aver tracannato il vino:
«Di tutto cuore!» obliando che al primo bicchiere non era stata aggiunta tale dichiarazione.
«Questo per il vostro figliolo maggiore»
E ne avrei bevuti parecchi di quei bicchieri per i loro figliuoli, se non ne fossi stato finalmente impedito. Per quei poveri innocenti io avrei bevuto tutto il vino che si trovava su quel tavolo. Poi tutto divenne anche più oscuro. [...] La mia principale preoccupazione era di non apparire ubriaco. Mi tenevo eretto e parlavo poco. Diffidavo di me stesso, sentivo il bisogno di analizzare ogni parola prima di dirla. [...] Volevo solo parlare di affari, roba seria di cui un ubriaco di solito non si ricorda.
(Brano tratto da "La coscienza di Zeno" di Italo Svevo)

Le pagine de La coscienza di Zeno si chiudono con una terribile profezia che persino un ebbro nel peggiore dei deliri non riuscirebbe ad immaginare:
Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute. Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati quali innocui giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po' più ammalato, ruberà tale esplosivo e s'arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un'esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie.
Zeno Cosini conclude così il suo diario di malato interiore cominciato nella Trieste della prima guerra mondiale. Un ventennio prima dell'invenzione della bomba H.

3 commenti:

  1. Molto bello!
    In che capitolo trovo questo estratto?

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  2. Ciao, mi fa piacere che ti sia piaciuto. E' passato qualche anno da quando ho letto "La coscienza di Zeno". Ho sbagliato a non indicare subito il capitolo da cui ho preso questo estratto quando scrissi questo post ed ora non lo ricordo più, spiacente :(

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  3. Ciao, volevo sapere da questo estratto cosa posso collegare la coscienza di zeno alla mia tesina che è sul vino..Di questo estratto facendo una sintesi come posso collegarlo?

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