martedì 20 maggio 2008

Una vittoria ottenuta con il vino (storia vera)

Ciro II di Persia fu un sovrano che unificò sotto il suo regno una miriade di popoli. Per le sue abilità di condottiero e stratega militare ottenne, dopo la vittoria sui Medi, il titolo di "re dei re", potendo così con la sua fama e il suo prestigio avanzare rivendicazioni territoriali su tutto il Medio Oriente, compresa la città di Babilonia. Tuttavia il suo sogno di realizzare la trasformazione politica dello Stato persiano non riuscì. Difatti, quando nel 529 morì combattendo le tribù dell’Asia centrale che minacciavano le satrapie orientali, il suo progetto non era ancora concluso.

E' facile pensare che in epoche remote diventare grandi comportasse innumerevoli battaglie e spargimenti di sangue. Effettivamente i libri di storia sono pieni di personaggi che con le loro guerre hanno guadagnato pagine e pagine che ad una prima lettura sembrano ripetere le stesse cose secolo dopo secolo, era dopo era. Tuttavia gli avvenimenti singolari non mancano e in questo caso a testimoniarlo è lo storico latino Giustino, che ci parla di una battaglia vinta da Ciro con l'ausilio del vino!

Giustino :
Ciro, sottomessa l'Asia e ridotto in suo potere tutto l'Oriente, muove guerra agli Sciti. In quel tempo era regina degli Sciti Tamiri che non si lasciò spaventare a guisa di donna dall'arrivo dei nemici e pur potendo impedire loro il passaggio del fiume Arasse, permise che lo attraversassero, pensando che la battaglia sarebbe stata più facile per lei entro i confini del suo regno e che la fuga per i nemici sarebbe stata più difficile per l'ostacolo del fiume. E così Ciro, trasportate le truppe al di là del fiume, dopo essere avanzato un po' nella Scizia, pose l'accampamento. Poi, il giorno dopo, simulata la paura, come se avesse abbandonato l’accampamento fuggendo, lasciò gran quantità di vino e quelle cose che erano necessarie al banchetto. Essendo stato annunciato ciò alla regina, ella mandò il figlio giovinetto ad inseguirlo con la terza parte dell'esercito. Ma dopo che si giunse all'accampamento di Ciro, il giovinetto, inesperto di arte militare, come se fosse venuto ad un banchetto, non ad un combattimento, trascurati i nemici, permise ai barbari, che non erano abituati al vino, di ubriacarsene e così gli Sciti furono vinti più con l'ubriachezza che con la guerra. Infatti, saputo ciò, Ciro, ritornato durante la notte, li aggredisce ubriachi com'erano e uccise tutti gli Sciti con il figlio della regina. Perduto un esercito tanto grande e, cosa di cui si doveva addolorare più profondamente, perduto l'unico figlio, Tamiri non sfogò nelle lacrime il dolore della perdita, ma si volse al conforto della vendetta e con un pari inganno di insidie sorprese i nemici esultanti per la recente vittoria; infatti, simulata la sfiducia per la sconfitta ricevuta, ritirandosi condusse Ciro fino ad un passo stretto. Qui preparato un agguato sui monti, trucidò duecentomila persiani con lo stesso re. In questa vittoria è rimasto memorabile anche questo fatto, che non sopravvisse a tanta strage neppure un messaggero. La regina ordinò che la testa di Ciro fosse tagliata e gettata in un otre colmo di sangue umano, con questo rimprovero per la sua crudeltà: "Sàziati del sangue di cui fosti assetato e di cui fosti sempre insaziabile".
(Brano tratto dalle Historiae Philippicae)


Brano latino

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