giovedì 24 luglio 2008

Un simpatico espediente di Aristotele



Aristotele insegna ad Alessandro, scena tratta da Alexander

Gellio nelle "Notti attiche" ci racconta un episodio degli ultimi giorni della vita di Aristotele che persino in punto di morte riesce a stupire con il suo incredibile tatto, scegliendo un successore del Peripato da lui fondato attraverso un simpatico espediente per non offendere nessuno.
Il filosofo ormai morente chiese che gli portassero sia il vino di Rodi sia quello di Lesbo (le due località da cui provenivano i due discepoli migliori) e dopo averli assaggiati entrambi giudicò che il migliore fosse quello di Lesbo. Tutti i presenti capirono che Aristotele non aveva giudicato i due vini, ma i suoi due discepoli e quindi dopo la sua morte tutti i discepoli passarono sotto la guida di Teofrasto, il discepolo di Lesbo.
E' evidente l'analogia: come esistono diversi tipi di vino, dagli aspri e robusti ai gradevoli e dolci, così esistono svariati caratteri e personalità tra gli uomini. Sta a noi invecchiare come un buon vino diventando sempre più gradevoli per quelli che ci circondano.

Gellio :
Il filosofo Aristotele, ormai all’età di circa 62 anni, era malato e sofferente nel corpo e con una tenue speranza di vita. Allora tutta la schiera dei suoi discepoli andò da lui pregandolo e scongiurandolo affinché egli stesso scegliesse un successore che ne prendesse il posto e il magistero da seguire poi dopo la sua morte come avevano seguito lui stesso, per completare e coltivare gli studi delle dottrine in cui erano stati istruiti da lui. Vi erano allora nella sua scuola molti allievi bravi, ma di questi due erano eccellenti, Teofrasto e Menedemo. Costoro superavano gli altri per talento e dottrina; l’uno era dell’isola di Lesbo, Menedemo, invece, di Rodi. Aristotele rispose che avrebbe fatto ciò che volevano, quando fosse stato per lui opportuno.

Poco tempo dopo, alla presenza di quegli stessi che avevano chiesto di designare un maestro, disse che il vino che allora beveva non si confaceva al suo stato di salute, anzi era dannoso e aspro e perciò si doveva cercarne uno forestiero, o uno di Rodi o uno di Lesbo. Chiese che glieli procurassero entrambi e disse che si sarebbe servito di quello che gli fosse piaciuto di più. Vanno, li cercano, li trovano, li portano. Allora Aristotele chiede il vino di Rodi, lo assaggia: “Robusto, disse, per Ercole, questo vino e gradevole”. Chiese poi quello di Lesbo. E, assaggiatolo allo stesso modo: “Entrambi di buona provenienza, ma più dolce il vino di Lesbo”. Come ebbe detto ciò, nessuno dubitò che con quella frase avesse scelto, in modo spiritoso e nello stesso tempo garbato, il suo successore, non il vino. Egli fu appunto Teofrasto di Lesbo, uomo di straordinaria soavità d’eloquio e contemporaneamente di vita. E così, essendo Aristotele morto dopo non molto tempo, passarono tutti sotto la guida di Teofrasto.
Traduzione ad opera di Splash Latino

Gellio, Noctes Atticae 13. 5. 1-12


Brano latino

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