lunedì 23 marzo 2009

Intervista a Giorgio Cremaschi, il segretario nazionale FIOM-CGIL

video su Facebook

Ho preparato questo video assolutamente da vedere in cui si parla della crisi economica e del ruolo dei sindacati che nonostante formalmente stiano acquistando più importanza, in realtà si allontanano dai lavoratori abbandonando la lotta ai diritti e alla loro tutela. Infine nell'intervista si parla anche della preoccupante minaccia della destra emergente e della nuova forma autoritaria che si sta sviluppando in Italia.

CGIL - 4 Aprile 2009
Mi raccomando, partecipate tutti alla grande manifestazione nazionale che si terrà il 4 aprile a Roma organizzata dalla CGIL

giovedì 19 marzo 2009

Anche i fascisti servono

I fascisti hanno un ruolo sociale di importanza fondamentale perché servono a far mantenere all’Italia gli anticorpi nei confronti di qualsiasi dittatura moderna. Se infatti in Italia non ci fossero più fascisti verrebbe meno anche il ruolo politico e sociale degli antifascisti che, oltre a combattere il fascismo ricordando agli italiani l’oscuro passato, servono soprattutto ad alimentare l’interesse nella tutela di quei diritti e principi sviluppatisi nel corso di centinaia di anni sia prima che dopo il fascismo e che il fascismo ha eliminato.
Superman is deadTuttavia pare che, nonostante l’attivismo dei fascisti e quindi degli antifascisti, l’interesse degli italiani venga meno anche nei confronti di quei principi assimilati dalla nostra Costituzione perché tali principi vengono visti, in un’ottica superficiale, come qualcosa di astratto o comunque lontano dai problemi sempre più difficoltosi che le famiglie italiane devono affrontare.
L’indifferenza e la passività degli italiani nei confronti di questi temi, provocate da motivi che all’apparenza possono sembrare validi, come la disillusione e la delusione generate dalla nostra classe politica e dirigente, hanno permesso l’affermazione di un nuovo tipo di dittatura post-moderna, il cui cardine è il mal costume politico italiano fatto di favoritismi e personalismi già ampiamente denunciato all’epoca di Giolitti e che, aumentando sempre di più nel corso degli anni, invece di scomparire, ha portato al crollo della prima repubblica e alla sua massima espressione nella persona del nostro presidente del Consiglio.

mercoledì 11 marzo 2009

Appello ai comunisti


Oggi il Dalai Lama in un appello disperato all'occidente per la sopravvivenza del suo popolo ha dichiarato: "Il Tibet è un inferno in terra".

Nonostante le grandi delusioni avute da Mao Tse Tung che essendo comunista avrebbe dovuto rispettare il popolo tibetano e la sua cultura, il Dalai Lama continua a definirsi un marxista, continua a credere nei principi del comunismo che molto si avvicinano alla sua religione perché sa benissimo che non è stato il comunismo a volere che venissero compiute le stragi e gli innumerevoli crimini di Mao nei confronti del suo popolo.
Infatti fra gli svariati principi portati avanti dal comunismo troviamo la solidarietà fra i popoli e la difesa delle classi sociali più deboli sulle cui spalle si regge lo Stato. Tutte le persone che hanno compiuto crimini orrendi sotto l'insegna del comunismo hanno tradito questi principi, rivelandosi di fatto dei veri e propri mostri che, una volta ottenuto il consenso delle masse e quindi il potere servendosi delle idee comuniste, hanno applicato tutt'altri principi.
Voler condannare il comunismo per i crimini di questi mostri è un po' come voler condannare il cristianesimo per i massacri compiuti dai crociati in terra santa. Così come non era Dio a volere quei massacri, non era neanche il comunismo a volere che venissero compiuti quei crimini orrendi.
Un discorso diverso si deve fare per il nazi-fascismo che se, almeno per ora, è vietato dalla nostra Costituzione c'è un motivo...

Questo il Dalai Lama ha più volte dimostrato di saperlo e tutti i comunisti del mondo, se sono veramente comunisti, dovrebbero sostenere i tibetani, i palestinesi e tutti quei popoli che oggi si trovano in uno stato di grande sofferenza per colpa della politica di forza, per colpa del colonialismo e dell'imperialismo che soffoca i popoli lasciando al loro posto un deserto che molti confondono con la civiltà. Tutto questo è oggi una delle conseguenze peggiori del capitalismo.

lunedì 9 marzo 2009

Parlamentari condannati della XVI Legislatura

video su YouTube

Il nostro è un paese dove a legiferare sono coloro che dovrebbero stare in galera. Questi non sono politici ma criminali il cui unico scopo è agire nei propri interessi fregandosene della giustizia e del popolo italiano.
Il mal costume politico fatto di favoritismi e tanta corruzione che regna sovrano in Italia e che ha portato al crollo della prima repubblica, oggi mira alla corruzione non solo delle istituzioni, ma della Costituzione stessa con dei pretesti vergognosi come quello della riforma della giustizia.

Con che coraggio questi signori, Berlusconi e chi come loro parlano di riforma della giustizia quando loro devono essere i primi a stare in galera? E' fin troppo evidente che dalle loro riforme non ci potremo mai aspettare qualcosa di buono.



Il Popolo della Libertà

  1. Massimo Maria Berruti: 8 mesi definitivi per favoreggiamento nel processo tangenti Guardia di Finanza.
  2. Vito Bonsignore: condannato definitivamente a 2 anni per tentata concussione nello scandalo delle tangenti per il nuovo ospedale di Asti.
  3. Gianpiero Cantoni: ha patteggiato 2 anni di reclusione per corruzione e concorso in bancarotta e risarcito 800 milioni di lire.
  4. Giuseppe Ciarrapico - Senatore: 623500 lire di ammenda per ripetuto sfruttamento di lavoro minorile. 3 anni per ricettazione fallimentare nell'ambito del crack di 70 miliardi della società che controllava la «Casina Valadier». 4 anni e 6 mesi per bancarotta fraudolenta nell'ambito del crack del Banco Ambrosiano. Un anno e 8 mesi per truffa pluriaggravata a danno di Inps, Inail e Inam per non aver registrato nei rispettivi libri paga i salari dei dipendenti delle società. Un anno (con rito abbreviato) per falso in bilancio e truffa nell'ambito dello scandalo Safim Leasing-Italsanità, in cui la Safim Factor cedette a Ciarrapico vari miliardi di lire ricavati con falsi crediti dopo aver affittato suoi immobili in Italsanità.
  5. Marcello De Angelis: condannato in via definitiva a 5 anni di carcere per banda armata e associazione sovversiva come dirigente e portavoce del gruppo neofascista Terza Posizione.
  6. Marcello Dell'Utri: condannato definitivamente a Torino a 2 anni e 3 mesi per false fatture e frodi fiscali nella gestione di Publitalia (reato per cui fu arrestato per 18 giorni nel maggio 1995 e poi patteggiò la pena in Cassazione).
  7. Renato Farina - Deputato: patteggia una pena di 6 mesi di reclusione per favoreggiamento nel sequestro di Abù Omàr, l’imam egiziano rifugiato in Italia, sequestrato a Milano il 17 febbraio 2003 dalla Cia con l’aiuto del Sismi, trasportato nella base americana di Aviano e di lì deportato in Egitto, dove fu torturato per sette mesi.
  8. Giorgio La Malfa: condanna definitiva a 6 mesi e 20 giorni per il finanziamento illecito della maxitangente Enimont.
  9. Domenico Nania: arrestato per 10 giorni e poi condannato in via definitiva a 7 mesi per lesioni personali legate ad attività violente nei gruppi giovanili di estrema destra (fatti dell’ottobre 69, sentenza emessa nel 1977 e divenuta definitiva nel 1980
  10. Giulio Camber: condannato a 8 mesi e 300 euro di multa sospesi con la condizionale per millantato credito. La Cassazione ha infatti stabilito che il senatore, nel 1994, si fece dare cento milioni di lire dalla banca Kreditna che era sull'orlo del fallimento. L'avvocato, all'epoca deputato di Forza Italia, aveva intascato la somma dicendo che gli serviva per "comprare il favore di pubblici ufficiali" negli "ambienti romani" ed evitare il commissariamento dell’istituto di credito.
  11. Salvatore Sciascia - Senatore ed ex-Manager della Fininvest: 2 anni e 6 mesi per corruzione di ufficiali e sottoufficiali della Guardia di Finanza, allo scopo di alleggerire le verifiche fiscali della Fininvest.
  12. Antonio Tomassini: medico chirurgo, è stato condannato in via definitiva dalla Cassazione a 3 anni di carcerazione per falso in certificazione riguardo ad una cartella clinica.

Lega Nord

  1. Mario Borghezio: condannato in via definitiva per incendio aggravato da "finalità di discriminazione", per aver dato fuoco ai pagliericci di alcuni immigrati che dormivano sotto un ponte di Torino, a 2 mesi e 20 giorni di reclusione commutati in 3040 euro di multa.
  2. Umberto Bossi: condannato in via definitiva a 8 mesi di reclusione per 200 milioni di finanziamento illecito dalla maxitangente Enimont. Bossi è stato in seguito condannato per il reato di vilipendio alla bandiera italiana per averla in più occasioni, il 26 luglio e il 14 settembre 1997, pubblicamente offesa usando, nella prima occasione la frase "Quando vedo il tricolore mi incazzo. Il tricolore lo uso per pulirmi il culo", nel secondo caso, rivolto ad una signora che esponeva il tricolore, "Il tricolore lo metta al cesso, signora", nonché di aver chiosato "Ho ordinato un camion di carta igienica tricolore personalmente, visto che è un magistrato che dice che non posso avere la carta igienica tricolore". Per la prima affermazione, Bossi è stato condannato il 23 maggio 2001 ad un anno e quattro mesi di reclusione, con la sospensione condizionale della pena; il 15 giugno 2007 la Prima sezione penale della Cassazione, respingendo il ricorso presentato dalla difesa, lo ha condannato in via definitiva. Per il secondo evento si è ricorso alla Camera, nel gennaio 2002, che non ha concesso l'autorizzazione a procedere nei confronti di Bossi (allora ministro delle Riforme) per l'accusa di vilipendio alla bandiera, ma la Consulta ha annullato la delibera di insindacabilità parlamentare, nella sentenza 249 del 28 giugno 2006. All'inizio del 2006 la pena prevista per il reato di opinione è stata modificata, dall'originaria detentiva (che prevedeva fino a tre anni di reclusione), ad una pecuniaria (multa fino al massimo di 5000 euro). Bossi ha chiesto poi che anche la multa gli venisse tolta, in quanto europarlamentare, ma la Cassazione ha rigettato il ricorso confermando la condanna a pagare 3000 euro di multa.
  3. Roberto Maroni: condannato definitivamente a 4 mesi e 20 giorni per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale durante la perquisizione della polizia nella sede di via Bellerio a Milano.

Unione dei Democratici Cristiani e di Centro

  1. Giuseppe Naro - Deputato: condannato in primo grado a 3 anni e in Cassazione a 6 mesi definitivi di reclusione (erano 3 anni in primo grado) per abuso d’ufficio nel processo per l’acquisto con denaro pubblico di 462 ingrandimenti fotografici, alla modica cifra di 800 milioni di lire.

Partito Democratico

  1. Enzo Carra: una condanna in via definitiva per false dichiarazioni al pubblico ministero. Per i giudici, Carra è un falso testimone che, con il suo «comportamento omertoso» e la sua «grave condotta antigiuridica», ha tentato di «assicurare l’impunità a colpevoli di corruzione, falso in bilancio e finanziamento illecito» nel caso Enimont. Parola del Tribunale e della Corte d’Appello di Milano, nonché della Cassazione, che l’hanno condannato prima a 2 anni e poi a 1 anno e 4 mesi (grazie allo sconto del rito abbreviato) di carcere.
  2. Antonino Papania - Deputato ed ex-Assessore al Lavoro in Regione Sicilia: 2 anni, 20 mesi e 20 giorni patteggiati per abuso d'ufficio volto alla compravendita di posti di lavoro per ex-detenuti disoccupati, per conto di alcuni esponenti del sindacato Failea.

venerdì 6 marzo 2009

Il lato oscuro dei puffi

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L'altra volta ho accennato alla possibilità che Batman possa essere stato un tentativo della civiltà capitalistica di far sembrare i miliardari buoni ed altruisti. Oggi invece parlerò dei Puffi come possibile tentativo mediatico di indottrinamento comunista.
L'idea mi è venuta quando ho notato che l'economia del villaggio dei Puffi è fortemente influenzata dal modello socialista reale: per cominciare Grande Puffo, leader indiscusso dei Puffi, molto somigliante a Karl Marx, è l’unico artefice dei piani economici del villaggio in cui non è possibile rintracciare attività private volte a fini di lucro. La stessa produzione dei Puffi viene ridistribuita secondo criteri egualitaristici stabiliti da Grande Puffo; per cui ogni Puffo ottiene, indipendentemente dalla sua produzione, la stessa quantità di risorse di qualsiasi altro Puffo, anche di quelli che hanno prodotto di meno. Un altro aspetto tipico dell'ideologia socialista è l'assoluta mancanza di un mercato e della moneta all’interno del villaggio. Tutta l'economia del villaggio si regge su princìpi redistributivi stabiliti e pianificati dall’alto. Nel villaggio non viene praticato nemmeno il baratto perché i Puffi sono “perfettamente uguali tra loro” anche nelle necessità e nei bisogni. Persino Grande Puffo abita in una casa uguale a tutte le altre all'interno del villaggio. Inoltre, dal momento che nella società dei Puffi i mezzi di produzione appartengono al popolo, nel villaggio non ci sono classi sociali. La società dei Puffi può essere quindi vista come un proletariato che si è emancipato dalla schiavitù borghese e vive applicando le idee del socialismo reale. Grande Puffo è colui che stabilisce cosa serve, in che quantità e quando deve essere prodotto o raccolto. Perciò la conformazione del villaggio dal punto di vista economico è sul modello dell'azienda collettiva sovietica. Questa inquietante analogia con i princìpi del marxismo-leninismo, soprattutto nella sua attuazione, è sicuramente una prova della faziosità del cartone animato.
Anche le canzoni che i Puffi cantano durante le attività lavorative ricordano le canzoni trattanti temi sociali, create appositamente dall'intelligence sovietico, che i lavoratori del regime cantavano inneggiando al proletariato e alla produzione. Una di queste ha addirittura una certa somiglianza con l'inno dell’URSS. Nel villaggio l’attività lavorativa viene scandita dal ritmo di canzoni che servono ad incitare i Puffi nel loro lavoro. È tipica la scena in cui i Puffi si incamminano in fila indiana, con Grande Puffo come capofila, per recarsi a lavoro cantando canzoni che hanno lo scopo di incentivare la produzione. Inoltre le canzoni cantate servono anche a determinare e consolidare l’appartenenza dei membri alla comunità; lo stesso scopo delle note della prima Internazionale Socialista. Durante le attività lavorative è immancabile la coordinazione e la supervisione di Grande Puffo che infatti dirige anche le famose orchestre dei Puffi.
Nel villaggio è anche possibile identificare un’oligarchia molto vicina ai Kulaki, termine che indicava la classe agiata dei contadini. Come sosteneva Miovan Gilas nei suoi scritti sull’oligarchia del regime comunista, anche fra i Puffi ci sono individui che, godendo del favore del capo, si arricchiscono alle spalle del popolo. Ne è un esempio Puffo Goloso, che, infischiandosene dell’equa redistribuzione del cibo, approfitta della propria posizione per soddisfare la sua ingordigia alle spalle degli altri puffi.
Quindi, prendendo in esame anche solo questo aspetto del cartone animato, già si può dire che se i Puffi avessero un colore politico, sarebbe il rosso. Dire di volere una società come quella dei Puffi equivale a dire di volere una società comunista.

Un altro aspetto, non così evidente ma comunque rilevante, della faziosità del cartone animato riguarda il linguaggio dei puffi. I nomi dei personaggi non vengono dati alla nascita come avviene nella prassi comune, ma scaturiscono dal ruolo che ogni individuo occupa nel processo produttivo. Da un punto di vista semantico, inoltre, la parola “puffo” oltre ad essere anteposta al nome dell’individuo per qualificarlo (Puffo Inventore, Puffo Poeta, Puffo Forzuto, ecc.) molte volte si sostituisce anche al normale frasario. Ad esempio il verbo “fare” viene sostituito da “puffare”.
Da ciò, nell'ottica ideologica del cartone, è possibile arrivare alla conclusione che Puffo possa essere inteso nel significato di Compagno. Pertanto, proprio come fra i membri del partito Comunista, anche i Puffi fra di loro si chiamano compagni.

Il nemico dei Puffi è Gargamella, un mago con scarse capacità, di mezza età, brutto, pelato e soprattutto molto cattivo. Lo scopo della sua vita è quello di catturare i Puffi al fine di trasformarli in oro. È certamente il nemico numero uno dei Puffi, dal quale diffidare sempre perché malvagio ed ìnfido. Il fatto che Gargamella voglia trasformare i Puffi in oro e quindi in mercato non è casuale. Questo aspetto fondamentale permette di considerarlo come la personificazione del capitalismo ed inoltre, continuando ad interpretare in chiave simbolica il cartone, è possibile che il libro di formule magiche adottato dal perfido mago non sie nient'altro che un richiamo alla pochezza della cultura occidentale, più volte denunciata dal regime sovietico.
I Puffi si trovano sempre a combattere contro Gargamella riuscendo ogni volta a sopraffarlo brillantemente: ciò è segno dell’incompatibilità tra il sistema socialista e quello capitalista che, come previsto da Stalin, avrebbero finito inevitabilmente con lo scontrarsi tra loro.
Gargamella possiede un gatto di nome Birba. Tale gatto è cattivo come il padrone ed ha un aspetto molto ripugnante. Anche Birba caccia i Puffi, ma per mangiarli e nutre un odio viscerale verso il popolo blu. Nella versione originale del cartone animato Birba si chiamava Azreal, tipico nome di origine ebraica, quindi probabilmente il gatto rappresenta l’altro grande nemico del regime sovietico: gli Ebrei. Birba/Azreal potrebbe rappresentare un incitamento ai pogrom, termine storico di origine russa che indica le sommosse popolari antisemite, oppure contribuire a rafforzare la diffidenza nei confronti degli Ebrei: basti ricordare Stalin e la congiura dei medici.

Per molti anni il cartone animato "Il villaggio dei Puffi" è stato trasmesso dalle televisioni di tutto il mondo con un enorme successo, creato nel 1958 da un fumettista di origine belga, Pierre Cuillford detto Peyo, nato nel 1928 e morto nel 1992, ha per molto tempo monopolizzato i palinsesti, diventando negli anni ottanta un vero fenomeno cult per i giovani telespettatori.
Il target a cui erano diretti i Puffi comprendeva quella fascia di età fra i 5 e i 12 anni che nell'età successiva al boom demografico ed industriale costituiva una larga fetta della platea televisiva, soprattutto nei paesi occidentali.
I modelli di comportamento trasmessi dal cartone animato erano pregni di messaggi che richiamavano esplicitamente al marxismo-leninismo, inoltre numerosi messaggi subliminali inseriti nelle varie puntate trasmettevano un'idea di mondo governato dalle regole del socialismo reale.
Probabilmente, i Puffi sono stati un tentativo mediatico di indottrinamento politico a favore del modello di vita comunista e sovietico in particolare.
È difficile definire chi sia stato l'artefice di ciò, sicuramente la tattica comunicativa ricorda lo stile dell'intelligence sovietica che, dai tempi dello Zar, con i "Protocolli dei Savi anziani di Sion", aveva dimostrato di sapere utilizzare molto bene i mezzi di comunicazione per i propri scopi.
Lo scenario geopolitico e geostrategico degli anni ottanta aveva fatto emergere tutte le pecche del modello socialista, i ragazzi del 68 adesso erano genitori e le nuove generazioni di bambini erano molto più facili da raggiungere con la TV che non con altri mezzi.
Il crollo del regime sovietico non era previsto dagli analisti di entrambe le parti non prima di venti o trent'anni e ancora non era iniziata la così detta era del disgelo.
Forse non avremo mai la certeza che il cartone animato fosse un lento attacco alle basi del sistema capitalista per penetrare nelle menti delle future classi dirigenti occidentali instillando idee socialiste.
D'altro canto è vero anche il fatto che le teorie sulla comunicazione erano ancora fortemente legate alla Scuola di Francoforte; da ciò sicuramente non può che nascere un sospetto.

giovedì 5 marzo 2009

Le civiltà impossibili

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Per "Civiltà impossibili" io intendo quelle civiltà che, in epoche assai remote, hanno raggiunto un livello di conoscenze e di tecnologie tali da non poter esistere secondo la storia ufficiale.

Che cos'è la storia ufficiale?
La storia può essere rappresentata come una retta che avanza da miliardi di anni indisturbata e sempre alla stessa velocità verso l'infinito. Conoscere il percorso compiuto della storia è necessario per la nostra evoluzione, però, non è cosa facile ed è per questo che esistono degli uomini (storici, storiografi, antropologi, archeologi, etc.) che dedicano il loro tempo e tal volta tutta la loro vita a cercare di ricostruire la storia. La ricostruzione è un processo molto difficile che richiede grandi capacità nel ragionamento è un'attenta osservazione degli elementi a disposizione. Per questo motivo, soprattutto in passato, è facile che si creino due o più ricostruzioni, anche completamente diverse, dello stesso segmento di retta preso in esame.
La storia ufficiale è la versione dei fatti accettata da tutti per convenzione in quanto appare la più obbiettiva. Il difetto della storia ufficiale è che essa è spesso stereotipata e che, cosa più grave, ignora quegli elementi che non sono in sintonia con quelli accettati, finendo molto spesso con l'ostacolare approfondimenti e ricerche che potrebbero portare ad una diversa interpretazione dei fatti. A volte viene accettata un’altra ricostruzione dei fatti (come nel caso delle foibe), ma molto spesso questo non succede.

Cosa comportano gli errori storici?
Una civiltà che si fonda su basi non veritiere o costruite con pressappochismo ha già in se il seme della propria distruzione in quanto destinata ad un'errata evoluzione.


SfingeLa puntata di ieri di Voyager spiegava la possibilità che la Sfinge non sia stata creata nel 2.500 a.C. come si è sempre ritenuto per tradizione. L'erosione del corpo della sfinge dovuta agli agenti climatici sposterebbe la data della sua creazione almeno di 2.500 anni prima dalla data ufficiale, quindi nel 5.000 a.C. ma c'è addirittura chi, analizzando la sua collocazione in riferimento ad una nebulosa e le tre stelle della cintura di Orione in perfetta correlazione fra le tre piramidi di Giza e la Sfinge, sostiene che risalga almeno al 10.000 a.C.
Questo perché vi era una perfetta corrispondenza tra le costruzioni egizie e gli astri succitati proprio 10.000 anni fa mentre oggi tale corrispondenza non esiste più perché in tutto questo tempo l'asse terrestre si è spostato di svariati gradi e continua a spostarsi.

Tutti sanno che gli egizi erano un popolo fissato con la simmetria e la proporzione, ma la sfinge ha una testa troppo piccola rispetto al resto del corpo e questo si può spiegare solo in un modo: la testa che vediamo noi oggi è stata riscolpita nella roccia in seguito ad un restauro resosi necessario perché la testa precedente, con il passare del tempo, si era erosa troppo proprio come il resto del corpo. Questo restauro effettuato su tutto il corpo è avvenuto proprio nel 2.500 a.C.

Anche se gli accademici negano queste tesi insieme a tutte le prove che le confermerebbero, i ricercatori attualmente ritenuti eretici hanno ragione. Per molti è difficile accettarlo perché non è facile accettare l'idea di dover riscrivere i libri di storia. Si è avuta infatti nel tempo una sistemazione convenzionale del sapere da cui dipendono altre conoscenze e altre sistemazioni per cui sarebbe molto faticoso rivedere ex novo saperi ormai dati per scontati.
Anche le nuove piramidi scoperte in Bosnia di recente sono molto antiche e questo, insieme a tutte le altre civiltà impossibili che si stanno scoprendo un po' in tutto il mondo, dimostra che l'umanità ha un passato affascinante, diverso da quello che credevamo e ancora tutto da scoprire.

martedì 3 marzo 2009

La volontà è una virtù?

Le principali virtù dette per l'appunto cardinali sono quattro: sapienza, giustizia, fortezza e temperanza e sono già state inquadrate molto prima dell'avvento di Cristo. Successivamente il cristianesimo ha introdotto altre tre virtù dette teologali: fede, speranza e carità.
Bene, ho scoperto che la volontà non rientra nella categoria delle virtù. Un po' come il pollice che, contrariamente a quello che dice Wikipedia, pur essendo attaccato al palmo della mano non è un dito. A tale proposito voglio ricordare quella puntata dei Simpson in cui Homer si presenta dal dottor Hibbert con il pollice mozzato e il dottore rifiuta la polizza assicurativa sulle dita sostenendo che il pollice non è un dito e che l'unica cosa che poteva fare era tagliare l'altro pollice per creare simmetria (Homer sembrava sul punto di accettare).
La volontà non è una virtù perché si tratta di semplice volere che non deve essere per forza inteso nel significato di buona volontà o voler far bene.
Tuttavia la volontà è fondamentale per il raggiungimento di tutte le virtù e non solo. Si può quindi vederla come una solida roccia su cui tutte le virtù costruiscono le loro fondamenta.
La mancanza di volontà è accidia, da sempre ritenuto il peggiore di tutti i vizi.

Sono molte le fonti da cui scaturisce la volontà (si può dire che ognuno deve trovare la sua fonte), ma in sostanza per avere una grande volontà si deve credere fermamente nei propri principi e in quello che si sta facendo pur considerando la possibilità di poter cambiare le proprie idee qualora si trovino principi migliori.