sabato 23 maggio 2009

Intervallando

Ho trovato un articolo che scrissi un paio di anni fa per Spiffero, il gionralino scolastico del mio liceo:

L’effetto speciale di una testa centrifugata in lavatrice, dopo un’ora di lezione, in cui l’immersione nel modo greco e latino è totale soprattutto per chi sta in cattedra, può attenuarsi per noi alunni malcapitati solo quando, al suono di una campanella, gli insegnanti escono dal trance e si ricordano improvvisamente di essere in una scuola, quindi raccolgono i propri effetti, non senza fretta, e si dirigono in un’altra classe per tornare ad immergersi nelle loro colte disquisizioni.
Questa è l’occasione giusta per gironzolare nei corridoi della scuola, scambiare quattro chiacchiere con qualcuno e, se possibile, flirtare con la propria amata. Ma c’è anche chi infila spiccioli nei distributori, chi si infila in altre classi, ignorando i divieti, per cercare di dare gli auguri di buon compleanno e sbocconcellare un dolce, e chi vicino ai distributori parla del più e del meno. E poi ci sono Franco e Ciccio, tutti e due nel bagno affacciati alla finestra a guardare l’orizzonte nascosto dai condomini, a discutere di storia, letteratura, attualità e filosofia, ragionando per assurdo e facendo critiche intervallate da “eh eh eh”. C’è poi chi scrive opinioni secche e il più delle volte discutibili su una vittima che come unica colpa ha quella di essere bianca e disponibile, e il grande merito di saper conservare i segreti e non rivelare il nome del colpevole quando è il momento di pagare i danni.
Passano quei cinque minuti e si rientra tutti in classe; ricomincia quell’inondamento vorticoso di spiegazioni di altri insegnanti sostituibili soltanto dalle interrogazioni.
All’uscita dalla scuola è un fiume in piena che trasborda dalle scale e dalle porte: tra le onde che rotolano via, volti sollevati e giocondi, altri abbattuti e preoccupati.

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