lunedì 27 settembre 2010

Il complotto dei tassi

Grazie ai progressi compiuti dalle scienze e dalle nuove tecnologie gli studiosi più attenti hanno potuto scoprire sconcertanti verità che i governi di tutto il mondo sono stati costretti ad insabbiare per non stravolgere le conoscenze precostituite, evitando così di far crollare il Sistema. La verità però non può essere ignorata in eterno, così come gli studi di Marc Hauser, professore di psicologia ad Harvard che dal 1980 studia il pensiero animale.
Tali studi, condotti con immensa passione e determinazione, nonostante tutti gli ostacoli incontrati, hanno fatto emergere in modo inconfutabile che una pecora se vede un lupo scappa. Ebbene sì, ci stupiamo che una pecora sia in grado di correre anche piuttosto velocemente, ma non del fatto che una pecora se vede un lupo scappa. Eppure è proprio qui l’inghippo: perché una pecora scappa se vede un lupo? Non sforzate troppo le vostre meningi perché non ci arrivereste prima di 30 anni: una pecora se vede un lupo scappa perché non vuole essere mangiata! Per la prima volta nella storia dell'uomo, alla pecora, così come ad una vasta gamma di altri animali tranne quelli stupidi come un teledipendente, viene riconosciuta la capacità di pensare e di avere un grado di consapevolezza dei pericoli cui vanno incontro.
La scienza ci riserva, ormai è sicuro, altre meraviglie. Però cominciate nel frattempo a chiedervi cosa si cela dietro lo sguardo apparentemente fedele e sornione del vostro cane o dietro le fusa del vostro gatto. E se pensassero “Ecco qui i nostri servi, che ci puliscono, ci danno da mangiare e ci curano”, o peggio ancora “Ma che bestie questi uomini, sempre a correre, lavorare parlare bla... bla...” . Vi siete mai visti con gli occhi di un animale? Ma c’è di peggio.
Qualcun altro, come Matt Groening, al quarto posto nella lista dei 100 geni viventi stilata dal Daily Telegraph nel 2007, arriva a pensare che gli animali non solo pensano ma complottano, soprattutto i tassi che nell'ombra e nella totale incoscienza degli esseri umani ambiscono ad assumere il controllo del mondo. Forse non farebbero male, dal momento che noi il mondo lo stiamo distruggendo, e nemmeno tanto allegramente.
Volete vedere che sono loro i futuri alieni?

lunedì 20 settembre 2010

Alla riscoperta dell’essenza della poesia

Cosa è la poesia?
Nel cercare di capire cosa sia la poesia, solitamente si arriva alla conclusione che si tratta di un’arte che evoca emozioni, immagini e sentimenti con parole usate, per scelta, disposizione, accostamento, al massimo della loro carica espressiva, dando vita a una musicalità che ne esalta il significato. La si identifica come l’arte di comporre versi trasmettendo nel contempo la propria visione della realtà e comunicando emozioni.
La poesia trasmette una sorta di ebbrezza che si può paragonare per molti versi all’ebbrezza data dal vino, in quanto favorisce il raggiungimento di una dimensione fra onirica e irreale in cui, paradossalmente, acquistano rilievo aspetti della realtà altrimenti misconosciuti. Ed è anche possibile capire quando la poesia nasca nell’animo dell’uomo: nel momento in cui esso, nell’arco di un sospiro, scorge le molteplici sfumature della realtà, trovando una chiave di lettura che oltre a dargli maggiore consapevolezza, gli procura un’intensa vampata di emozioni. Ed è questo a rendere poesia ogni impressione derivante dall’esistenza che commuova ed esalti l'animo.
Oceano tempestoso
Il poeta, così, può essere definito come colui che prova a lasciare un solco con una penna sul tempestoso oceano delle proprie passioni. È proprio su questo oceano che ha navigato il battello più famoso della letteratura europea della seconda metà del XIX secolo: il battello ebbro di Arthur Rimbaud. Nel 1871, a soli diciassette anni, Rimbaud scrive uno dei capolavori indiscussi della poesia di tutti i tempi: “Le bateau ivre”.
L'ebbrezza del battello non deriva dall'alcool, ma dal godimento di una libertà assoluta e dalla rinnovata capacità di contemplare con occhi vergini gli spettacoli naturali più incredibili e rari, al di fuori di ogni nozione usuale di tempo e di spazio, al di là di ogni limite di verosimiglianza:
[…]Da allora sono immerso nel Poema del Mare
che, lattescente e invaso dalla luce degli astri,
morde l'acqua turchese,[…]
Io so i cieli che scoppiano in lampi, so le trombe,
le correnti e i riflussi: io so la sera e l'Alba
che si esalta nel cielo come colombe a stormo;
e qualche volta ho visto quel che l'uomo ha sognato;
[…] la notte verde delle nevi abbagliate,
bacio che sale lento agli occhi degli Oceani,
la circolazione delle linfe inaudite,
E, giallo e blu, il destarsi dei fosfori canori!
La grande attualità di questo breve poema è nel saper tradurre stati d’animo che anche i giovani di oggi riconoscono come propri, dal desiderio di una libertà senza confini alla tentazione di trasgredire alle norme di una quotidianità grigia e priva di stimoli. È quanto tenta di fare il Battello/Rimbaud, percorrendo le rotte più inusuali e inesplorate. Tuttavia l'esperienza incalzante di mondi e realtà così abnormi prostra il Battello che si sente ormai inadeguato a continuare il suo viaggio ed è cosciente che ci vorrebbe per tanta impresa ben altro vigore; né d'altra parte, dopo quello che ha visto, dopo aver assaporato i frutti di questo delirante abbandono al di là delle sue normali rotte, questo Battello, la cui vicenda ha una trasparente significazione simbolica ed autobiografica, può ritornare entro i mediocri confini di una vita usuale. La spossatezza finisce col coincidere con un senso di sconfitta: conclusasi l'anarchica esperienza di rifiuto delle rotte usuali, semidistrutto, al battello non resta alcun'altra possibilità che quella di rimpiangere la pozzanghera della sua infanzia, in cui un bimbo malinconico abbandonava un battello leggero. Nonostante la pungente tristezza con cui si chiude l’opera, il battello ebbro, oltre ad aver aperto la strada alla letteratura surrealista e contemporanea, è divenuto un faro per tutte le nuove generazioni di ragazzi e ragazze che si affacciano al mondo innamorati della vita e ansiosi di viverla fino in fondo con un’inestinguibile sete di conoscenza e di esperienza volta al superamento dei propri limiti non tanto fisici quanto mentali e culturali.

sabato 18 settembre 2010

lunedì 13 settembre 2010

Suggestioni

(da “Lo scafandro e la farfalla” di Jean-Dominique Bauby)

Bene o male che sia, nelle considerevoli pagine del dizionario esistono in verità assai pochi vocaboli destinati alla classificazione delle emozioni umane. Siamo così persi nell'isolato silenzio della nostra anima, incapaci di comunicare, che pochi sono fortunati se nell'arco di tutta loro esistenza si accorgono, acquistano consapevolezza, se pur per qualche attimo, del grande miracolo della vita e di quanto sia immensa e sconfinata la realtà così come la vediamo, riflessa nello stagno della nostra mente.
Provate ad immaginare cosa significhi per un essere umano restare completamente immobile per giorni e poi mesi con la mente perfettamente lucida, ma senza la possibilità di poter comunicare se non sbattendo la palpebra di un occhio. Dopo ore di prigionia all'interno del proprio corpo scatta un disperato movimento riflesso di stiramento che attenua il dolore delle proprie membra, facendo muovere braccia e gambe di qualche millimetro; tutta la voglia di correre, il desiderio di libertà, di sentire il cuore in gola e l'aria fresca fluire lungo il viso e nei polmoni ansimanti concentrata in quel piccolo scatto impercettibile ad un terzo, ma immenso e sconfinato per chi lo ha generato.
Lo scafandro si fa meno opprimente e la mente è libera di vagabondare come una farfalla nello spazio e nel tempo, sullo sconfinato altopiano del Deccan, poi sui Ghati orientali e da lì seguire le acque sacre del Godavari fino alla baia del Bengala e con esse immergersi nell'oceano Indiano per apprendere la saggezza delle balene ultracentenarie e cavalcare i dugonghi fino alle coste della penisola arabica.
Un colpo di tosse improvviso ci riporta nella stanza, furenti prigionieri della carne inerme. Ad un tratto ci si rende conto che le porte della percezione sono spalancate e in un nuovo stadio di coscienza possiamo sentire e conoscere chi ci sta intorno in un modo misconosciuto. Sopraggiunge la notte e siamo soli, il catarro della polmonite ci impedisce di respirare e nel tempo di una preghiera capiamo che non c'è altro da fare se non riprendere il nostro cammino per non tornare più indietro. A continuare il viaggio non è più la mente, soggetta ai limiti della nostra natura, ma l'anima che non conosce né ostacoli né limiti e così ogni cosa appare come è realmente, infinita, proprio come William Blake e altri poeti hanno potuto solo immaginare...
Dedicato a Mauro Morisco