sabato 13 novembre 2010

Pensiero Scomodo, il giornale! Novembre 2010

Cari amanti della stampa libera e dei ruderi della nostra cultura, che ancora sta in piedi nonostante la mancanza di manutenzione, oggi dopo settimane di silenzio ritorno a parlare di una tranquilla e opaca cittadina nella piana del Sele, una delle tante città simbolo di questo bel Paese... Per chi non ne avesse mai sentito parlare, a seconda del vostro istinto, da queste mie poche parole vi sarete già fatti un'idea bella o brutta di Battipaglia, ma qualunque sia la realtà delle cose sono sicuro che voi in quanto esseri viventi e pensanti la conoscete benissimo. Le vostre differenze di pensiero scaturiscono dalle sfumature ed è lì che si gioca il tutto e forse possiamo dire che sta proprio lì la differenza tra bene e male.
Certo è che qualunque sia il bene e il male il pensiero di minoranza sarà sempre quello scomodo ed in questi tempi caratterizzati dall'esaltazione del conto in banca e dalle società offshore, il pensiero scomodo è di chi si oppone a tutto questo considerandolo un vaneggiamento post-industriale di una civiltà morente, schiacciata dal suo stesso consumo frenetico di beni dal prezzo arbitrario stabilito dalle multinazionali, considerati l'unico strumento per un benessere illusorio.
Pensiero ScomodoBene, oggi incomincia la distribuzione di un giornale cittadino portavoce di quel Pensiero Scomodo e ovviamente il modo migliore di iniziare la distribuzione del giornale è il peggiore: senza un gazebo per la mancanza dei fondi necessari all'affitto del prezioso spazio pubblico. Così, in linea con le correnti distruttive di non pensiero del nostro bel Paese, chi cerca di risollevare culturalmente un'opaca cittadina si ritrova a dover fare i conti con i soldi come mai prima d'ora...
Probabilmente tutto questo lede qualche articolo o della Costituzione o del diritto civile e anche se ciò non fosse, sicuramente la cosa non fa di certo bene allo sterile ambiente in cui versa questa vuota cittadina. Oramai, giustamente, si è arrivati a pensare che a fare bene ci sono solo i soldi, che determinano anche l'effettiva libertà di azione delle piccole iniziative volenterose delle associazioni no-profit per lo sviluppo della cultura, ma questa storia non finirà qui perché ora, carte alla mano, siamo costretti da privati cittadini a delineare i limiti dello statuto comunale, per assicurarci che i nostri diritti non vengano violati per una questioni di soldi...

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