martedì 7 giugno 2011

Mazzette dalla Francia ad indirizzare la politica italiana sull'atomo

Per quanto possa sembrare assurdo, pare che dietro il ritorno al nucleare dell'Italia si muovano dei fortissimi interessi economici. A coloro che fino ad ora non ne percepivano alcun sentore, lo svelerebbe un cablogramma segreto spedito a Washington dall'ambasciatore americano e diffuso da WikiLeaks, secondo cui "alti ufficiali" dell'esecutivo di Berlusconi avrebbero preso tangenti per comprare tecnologie e centrali francesi. Per un giro d'affari che si aggira intorno ai 24 miliardi di euro solo per la costruzione delle centrali, francesi, russi e americani, tramite aziende-Stato che sono la diretta emanazione dei governi e godono dell'appoggio di diplomazie e servizi segreti, combattono una battaglia senza esclusioni di colpi per imporsi in Italia e sono costantemente alla ricerca di contatti nei ministeri, nei partiti e nelle aziende, esercitando sulla classe dirigente del nostro bel Paese, ormai da svariati anni, considerevoli pressioni per far intraprendere alla nostra nazione la via del nucleare, ora che la volontà popolare espressa nel referendum del 1987 comincia ad affievolirsi.
Se non fosse stato per il terribile incidente avvenuto a Fukushima, probabilmente la politica del pro-nucleare l'avrebbe avuta vinta senza troppe difficoltà! È sempre WikiLeaks a rivelare che Pierluigi Bersani, ora segretario del maggior partito di opposizione, nel novembre del 2007 firmò come ministro dello Sviluppo Economico, insieme al Segretario USA all’Energia, Bodman, un accordo di partership tra Italia e USA per lo sviluppo dell’energia nucleare nel bel Paese. Inoltre alla firma della partneship Italia-Usa, nemmeno l’allora presidente di Legambiente, Roberto Della Seta, contrastò l’accordo per il ritorno al nucleare dell’Italia ed è forse per questo che, secondo alcuni, il Partito Democratico l'abbia portato al Senato della Repubblica. L’accordo italoamericano denominato GNEP prevedeva una durata di cinque anni ed è, dunque, salvo rinuncia unilaterale di uno dei due Stati firmatari, ancora in vigore. Fu lo stesso Bersani all'epoca a dire all'ambasciatore americano che "il risultato del Referendum (del 1987 ndr) non esclude l’Italia dalla generazione di energia nucleare, l’ha solo sospesa e questa partneship può giocare un ruolo importante nel modificare gli atteggiamenti italiani nei confronti dell’energia nucleare". Possiamo quindi affermare senza alcun ombra di dubbio che, almeno fino al disastro in Giappone, il segretario del Partito Democratico aveva una linea politica perfettamente allineata con quella del suo avversario politico, nonchè successore al Dicastero dello Sviluppo Economico, Romani. In conclusione, una scelta epocale che riguarda tutti noi, come quella di riprendere il nucleare, indipendentemente dal fatto che possa essere giusta o sbagliata, non può essere presa per l'interesse di pochi e la storia insegna che quando di mezzo c'è l'interesse di pochi non è mai un bene per tutti. Se poi prima di prendere ogni decisione dobbiamo tirare in ballo anche i vantaggi e gli svantaggi del nucleare così come lo conosciamo oggi, allora non rimane più alcun dubbio ad impedirci di votare sì al referendum del 12 e 13 giugno.

fonti: www.wikileaksitalia.org , espresso.repubblica.it

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