Veri cadaveri plastificati messi in posa come se fossero vivi a fare le cose che fanno i vivi ma con lo sguardo e l'espressione assente, tipica di chi si trova altrove con la testa... E tutto questo glielo fanno fare! Questo signore prende dei cadaveri e ci fa cose che non hanno nulla di scientifico e magari se qualcuno prova a contestarlo viene pure trattato come un troglodita che non capisce il valore di queste opere. Fortunatamente in Italia siamo ancora abbastanza arretrati da aver messo per iscritto in quello che noi barbari chiamiamo "codice penale" un sacco di cose che se fatte si viene puniti, tra cui all'art. 410 troviamo il vilipendio di cadavere e all'art. 413 l'uso illegittimo di cadavere. Chissà se anche nei posti dove questo signore fa le sue mostre hanno messo per iscritto cose di questo tipo.... A molte persone, però, trovandosi nel contesto della mostra, non viene in mente che magari potrebbe essere sbagliato fare mostra di cadaveri che non siano mummie morte da migliaia di anni e imbalsamante secondo l'usanza religiosa tipica di un popolo.
Quella di Gunther von Hagens non è né scienza né religione né tanto meno arte o perlomeno la mia coscienza mi impedisce di definirla tale. Più che altro si tratta di una mancanza di rispetto della vita e della morte tale da giustificare qualche anno di detenzione in una cella privati del proprio libertinaggio.Oggi è impossibile definire non tanto l'arte ma quando un'opera è una così detta opera d'arte. Il mio docente di filosofia diceva che un'opera è un'opera d'arte quando può essere approfondita all'infinito. Penso che ad oggi questa sia la definizione migliore di opera d'arte, mentre l'arte in sé può essere veramente quasi qualsiasi cosa (il quasi è d'obbligo dato i soggetti come Hagens che circolano liberamente in giro), anche il semplice modo che le foglie secche hanno di staccarsi dai rami e poggiarsi in terra guidate dal vento. Infatti la vera arte appartiene alla natura... Probabilmente all'uomo alla ricerca della propria arte non resta che osservare la natura e tendere attraverso essa al trascendentale.





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