martedì 21 agosto 2012

L'eclisse della democrazia: un libro sulla violenza del potere

Di recente ho letto il libro di Vittorio Agnoletto e Lorenzo Guadagnucci sulle "verità nascoste" del G8 di Genova del 2001 dopo aver ascoltato lo stesso Agnoletto ad un dibattito sul discusso film "Diaz" che racconta, non senza alcune distorsioni e soprattutto gravi omissioni di fatti, quello che Amnesty International ha storicamente definito come «la più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la Seconda Guerra Mondiale».
Nel presentare il suo libro al termine del dibattito, Agnoletto ha affermato che si tratta di un testo nel prossimo futuro introvabile, questo perché Gianni De Gennaro, l'attuale capo dei servizi segreti implicato nella mala gestione del G8 di Genova, farebbe di tutto per ostacolare il povero Agnoletto che in più occasioni ha ricevuto anonime minacce, furti di computer e squarci di gomme. Pare che una volta i servizi segreti gli abbiano addirittura oscurato la pagina di Facebook per diversi mesi, solo perché il poveraccio, forte dei risvolti processuali, lanciava comunicati che sputtanavano il De Gennaro che alla fine avrebbe usato la sua posizione per oscurare la pagina di Facebook dell'attivista, senza che lo staff di Facebook ne sapesse nulla! Povero Agnoletto... Il libro comincia con la descrizione di un incontro tra un agente segreto ed Agnoletto in cui l'agente segreto, mostrato come terrorizzato, gli sconsiglia di scrivere il libro. Noi gente di strada possiamo solo immaginare quanto siano terribili gli scontri alla base degli equilibri di potere che in modo indiretto gestiscono le nostre misere vite!
Con un po' di ironia voglio però prendere le difese dei nostri ragazzi dei servizi segreti. Sono tutti bravi ragazzi ed è sempre meglio essere perseguitati da loro piuttosto che dal crimine organizzato, perché alla fine se ti devono togliere di mezzo almeno c'è la garanzia di professionalità che fa la differenza e nessuno viene sciolto nell'acido! Spero che questo tranquillizzi Vittorio Agnoletto!
Nel libro ci sono alcune brevi spiegazioni su quello che è il Forum sociale mondiale (fsm) nato in seguito all'esperienza di democrazia diretta di Porto Alegre e della rete di collegamento che ha unito tutti i movimenti antiliberisti del mondo e che ha portato alla manifestazione di Seattle e a quella del G8 di Genova. Queste spiegazioni sono utili a far dedurre al lettore che quello del G8 di Genova non è stato un caso di mala gestione, ma un attacco voluto e coordinato dalle forze liberiste della politica e dell'economia per stroncare la partecipazione attiva della gente al movimento e denigrarne e criminalizzarne i contenuti e pare che a distanza di 10 anni dai fatti di Genova almeno nella vecchia Europa ci siano riusciti. Molte altre cose contenute nelle pagine del testo già le conoscevo, ma di altre devo accusare la mia ignoranza. Ad esempio sapevate che in Italia non esiste il reato di tortura? Nel libro è spiegato che «nonostante la Convenzione contro il reato di tortura sia stata adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1984, finora il nostro paese non ha trasformato il legge quanto previsto dalla convenzione. E non ha alcuna intenzione di farlo, come dichiarato dalla nostra ambasciatrice all'Onu, a Genova, nel 2010». Questo ha permesso di alleviare di molto le pene per quei celerini e medici che hanno torturato i manifestanti portati nella caserma di polizia di Bolzaneto, risultate meno dure di quelle previste per il reato di devastazione e saccheggio risalente al ventennio fascista, che ha permesso l'applicazione di pene molto più severe ai manifestanti che spaccavano le vetrine e distruggevano i bancomat. Chi torturava si è beccato un paio di anni e chi spaccava le vetrine si è beccato 10 anni. Una cosa inaccettabile in un paese democratico.
Un'altra cosa che mi ha colpito è stata la mancanza di senso etico e la concezione della giustizia di quegli uomini di Stato che hanno fatto una proposta indecente ai pm impegnati nel processo Diaz. Il pubblico magistrato Enrico Zucca testimonia: "[...] In quella fase arriva dalla polizia una richiesta esplicita, una sorta di patto: voi rinunciate ad andare a fondo nelle inchieste sulla polizia, noi facciamo altrettanto nelle indagini sui manifestanti". E, strano a dirsi, ma nel testo è fatto anche il nominativo di chi si è fatto portavoce della proposta: il procuratore aggiunto Giancarlo Pellegrino.
Ricapitolando: per salvarsi dai processi, ammettendo quindi la propria colpevolezza - anche dei vertici della polizia, non di poche mele marce - si era disposti a bloccare le indagini sui black bloc, come se i magistrati avessero avuto interesse a proteggere questi ultimi e come se le due cose fossero equivalenti!
Non posso che consigliare questo libro a tutti gli attivisti e agli amanti della verità, beninteso se riuscite a trovarlo!

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